venerdì, 26 maggio 2006
Cento colpi di tazzina prima di andare a lavorare.


L’assenza è stata lunga, ma Plexiglass e Blendung hanno i loro sempre validi motivi.
Dopo estenuanti giri di mail, telefonate e chattate in messenger, sono riusciti a far funzionare il costosissimo programma di gestione. Finalmente non risulta più che in tutta la libreria ci siano solo 17 libri, finalmente non viene più automaticamente ordinato un centinaio di copie dei libri di ricette della Sora Lella, finalmente non viene più inoltrato in automatica un messaggio audio ai clienti contenente un fragoroso rutto. Da qui a dire che funzioni tutto perfettamente ce ne passa, ma Plexiglass e Blendung sanno accontentarsi anche di questi piccoli segni del favore divino.
L’entrata della libreria non si presenta più come una scultura di Pomodoro, con un tavolaccio di ferro recuperato in discarica, i cui angoli stroncavano le reni ai clienti frettolosi (peccato, ci mancherà). Ora si staglia altera e maestosa una sorta di ziggurat pre-colombiana di uno sconvolgente blu elettrico. Se il tavolaccio ospitava una dozzina di libri ben pigiati, questo nuovo mobile è già zeppo con tre volumi, ma sono esposti benissimo! Blendung ci ha girato attorno per mezz’ora, come un gatto randagio attorno a un cassonetto. Plexiglass, bisognosa di conferme, chiede a ogni persona che entra cosa ne pensa e poi la picchia finché questa non ulula tutta la sua venerazione per il nuovo totem.
Si avvicina il momento del pagamento delle tasse e Blendung sta iniziando Plexiglass alla magica arte della contabilità, secondo il fulgido esempio del suo maitre à penser, il Divino Ragioniere Giulio T.: finanza creativa, truffa e inganno, dissimulazione ed elusione. Nella sua innocenza Plexiglass ha alcune perplessità, ma segue diligente e attenta il maestro. Passa così le sue giornate a falsificare, insabbiare, imboscare, sognando a occhi aperti il nuovissimo modello deluxe di distruggi-documenti. Tutto questo non per pagare meno o evadere, ma puramente per tamponare l’immane casino amministrativo accumulato lungo i mesi.
Non sono tuttavia questi i reali motivi che hanno costretto alla lunga latitanza i due, il vero motivo è la primavera, finalmente arrivata anche qui. Approfittando di ogni scusa si lasciano trascinare al bar dove, mollemente adagiati sulle poltroncine dei dehor, sorseggiano caffè, dandosi di gomito e tagliando colletti ai passanti che incrociano il loro sguardo: “Secondo me dovrebbero adattare le gambe ai pinocchietti, troncandole nette al ginocchio. Così avrebbero dei pantaloni da persone normali!”, “Certo che dovrebbero deportarla ‘sta gente che va in giro in canottiera e infradito in piena città…”, “Guarda quello… secondo te ha più o meno di dodici neuroni in testa?”. Una dolce e profumata brezza accarezza i loro volti silvani (ovvero: pigronano avvolti in cancerogeni olezzi di gas di scarico e fumo di sigaretta, inebetiti da motori a scoppio e clacson imbizzarriti). Mettendo assieme la colazione, il caffè di mezza mattina, il pranzo, il caffè post-meridiano, quello di mezzo pomeriggio, l’aperitivo, si può calcolare che devolvano al bar vicino all’incirca l’uno per cento del PIL.
Presto arriveranno i libri estivi, poi la scolastica, poi il Natale e poi l’anno ricomincerà di nuovo, loro dovranno tornare in cella insieme a tutti gli altri, a guardare il soffitto o il mondo di fuori attraverso lo spessore della vetrina. L’ora d’aria sta per finire.
Esecuzione curata da: Blendung alle ore 14:19 | Permalink | commenti
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