Le Metamorfosi.
Attraverso talvolta delle gravi crisi d'identità.
Spesso nascono in me dubbi su quale professione io stia davvero svolgendo. In realtà, scherzi a parte, non si tratta di una professione, quella del libraio, ma semmai di un mestiere, un triste mestiere, se lo si svernicia dell'alone intellettual-romantico.
I clienti, naturalmente, hanno pesanti responsabilità in questi drammi esistenziali che attraverso tra le dieci e le venti. Ad esempio, viscidamente, mi chiedono con insistenza se io venda biglietti del pullman. No, perché?, dovrei? Oddio, forse sono diventato un'edicola o un tabaccaio e nessuno mi ha avvertito.
Spesso entrano decisi e con voce che trasuda efficienza mi chiedono un paio di biro, una blu e una nera, un blocco a quadretti e una cartellina formato A3. Bene, eccomi trasformato in una cartoleria. A volte, quando sono particolarmente sadico, li accompagno con un sorriso verso i Moleskine, li mostro loro sottolineando il prezzo. I clienti, che probabilmente hanno bisogno di un paio di fogli, sbiancano e ammettono che volevano qualcosa di più economico. Col tono più snob che riesco a partorire rispondo che "mi dispiace davvero, ma, essendo una libreria, questi sono gli unici blocchi che ho deciso di tenere. Ottima qualità, forse un po' cari. Certo, se Lei cercava un semplice blocchetto, può chiedere alla cartoleria che è qua davanti...", sottintendendo un "idiota" ben scandito in labiale.
Negli ultimi giorni mi sono stati chiesti anche: la Gazzetta Ufficiale, le Rune Celtiche (non un libro, ma proprio i sassolini incisi), della carta da spolvero, una valigetta portadocumenti. Una sera, poche settimane fa, mi hanno anche domandato se vendevo della birra, ma era una notte particolare e dunque non lo metto nel conto.
Ieri, invece, lo scollamento dal reale ha compiuto un ulteriore passo.
Per una qualche perverso gioco del destino, mi trovo ad aver in negozio delle magliette, debitamente inscatolate, con scritte sopra frasi più o meno banalmente dementi, con disegnini e amenità varie. Già mi sento trasportato in una jeanseria ogni volta che qualche ragazzina isterica comincia ad aprirne tre o quattro, lasciando a me l'incarico di ripiegarle e rimetterle a posto. Chissà perché, mi viene sempre da voltarmi verso Ocram e cominciare a cianciare con lui di parrucchieri e di vestiti, lamentandomi dell'orario e chiedendogli che profumo ha messo oggi.
Ieri si è andato oltre.
La signora, devo ammetterlo, non ha rotto le palle: si è guardata le magliette senza smaronare, senza interrompere, in religioso silenzio. Peccato che, proprio quando stavo per concederle il lasciapassare di cliente decente, abbia fatto una domanda: "Mi scusi, dove posso provare una maglietta?".
Rieccomi precipitato nell'inferno della jeanseria. Mi sono guardato attorno ed improvvisamente le pareti, fittamente ricoperte di scaffali stracarichi di libri, si erano trasformate: al loro posto lussureggiavano magliette in colori pastello e pantaloni a vita bassa.
Lo scaffale del vecchiume in offerta si era trasformato in un carinissimo cestone dei saldi dell'ultimo momento, in cui ravanavano smaniosamente non i miei soliti clienti, squallidamente mal-vestiti da intellettualoidi, ma un gruppo forsennato di attempate groupies in cerca di un pezzo simpatico e conveniente per il loro guardaroba.
La mia mente si sfaldava di conseguenza: non parlavo più di nuova uscita di primavera della Mondadori, ma della sua collezione primavera-estate; non davo più indicazioni sullo scaffale di libri per ragazzi, ma discettavo di moda -giovane; non più editori, ma marche, non più libri rilegati, ma tagli sartoriali, non più "libri ben scritti", ma una cosina troppo carina che deve assolutamente vedere.
Come in un vecchio video musicale in cui degli squallidi orinatoi si trasformavano in sgargianti arredi da discoteca in un secondo, così la mia libreria si era trasmutata con una sola frase in una boutique di moda ed io ero diventato, in accordo con questa metamorfosi, penosamente inadatto al mestiere che mi trovavo a svolgere (e questo non era un gran cambiamento rispetto alla realtà d'ogni giorno). Rabbrividivo al pensiero di cosa potesse essere successo a Plexiglass...
Occorreva correre ai ripari. Mantenendo il sangue freddo ho pronunciato la formula magica in grado di rompere l'incantesimo: "Mi dispiace, ma in quanto libreria, non abbiamo spogliatoi".
La cliente batte in ritirata, la realtà riprende il sopravvento, squallidamente consueta. Sono tornato ad essere in un secondo quello che sono: un libraio stronzo e supponente, ma con un incubo in più rispetto a prima: temo che Dio, col suo notoriamente crudele senso dell'umorismo, mi costringerà a reincarnarmi un'altra volta. Non in un verme o in un ragno, ma in un commesso di Benett0n.

