E adesso mambo...
Per un qualche scherzo del destino, in libreria da me non si ascolta mai la musica adatta a chi si ha davanti. Nessuno di noi ha gusti estremi: non ci sono fanatici di Marylin Manson o sfegatati seguaci di Casadei, ma spesso, mentre servo, vedo il cliente che ho di fronte lanciare occhiate perplesse alle casse del pc. Ecco dunque un Breve Galateo musicale in libreria:
- Non è consigliabile, mentre si serve la signora Serbelloni Mazzanti, fedele cliente ed appassionata di piccolo antiquariato vittoriano, interamente laminata di coccodrillo e oro e visone, ascoltare "Rape me" dei Nirvana: dalla sua espressione potrete presto capire che la tata delle sue figliole, madrelingua inglese, ha dato ripetizioni anche a lei e che, dunque, l'invito di Kurt Cobain le è fin troppo chiaro;
- Non è opportuno, mentre si fanno vedere libri al signor Xxx, dal cui portafoglio occhieggia una tessera di AN, una di FI e una sua foto con Caselli, passare sul pc "Contessa" di Pietrangeli: o meglio, la cosa non opportuna è lasciare entrare un simile individuo nella vostra bottega. Se proprio entra, fate in modo che non ne esca mai più, se non attraverso il cassonetto della raccolta differenziata.
- Non è corretto sogghignare osservando l'espressione di Gertrude Goretti, che vi ha appena chiesto consiglio su cosa regalare ai suoi amici della Curia, mentre alle dolci parole di "Sbattiamoci" di Renato Zero seguono in rapida successione l'inizio di "Mi ami" dei CCCP per poi sfumare ne "L'avvelenata" di Guccini. Ancor meno corretto è canticchiare al contempo le stesse canzoni, mimandole.
- Cercate di non balzare sul bancone alle prime note di "Let's get loud" della Lopez, quando avete il negozio pieno di una delegazione di intellettuali alternativi di sinistra: potrebbero pensare che, ORRORE!, ascoltate della... musica pop!
- Al contrario, se un gruppo di squatter berlinesi ha deciso di saccheggiare il vostro reparto di Taschen e si aggira per la bottega con cani e piercing e tatuaggi, cercate di interrompere l'infinita sfilza di brani di musica tardo-elisabettiana che fluisce dal vostro computer.
- Se lavorate con un essere umano dotato di sopportazione a livelli laici e non da San Francesco, cercate di non propinargli per l'intero orario di apertura l'opera omnia di Joni Mitchell, giorno dopo giorno, album dopo album, acuto dopo acuto. (Questa è autobiografica: scusa ancora, Ocram...).
- Se vi hanno appena chiesto l'ultimo testo di legge proibizionista, la biografia di Muccioli e guardano con disgusto il pacchetto di sigarette sul bancone, non è educato togliere "Legalize it" di Tosh solo per sostituirla con "Heroin" dei Velvet Underground.
- Se siete in presenza di uno skinhead militante, evitate sia Somerville che "L'internazionale" nell'interpretazione del coro dell'Armata Rossa: potrebbe aversene a male e tirare fuori l'olio di ricino. Sicuramente meglio un buon CD di Moni Ovadia.
- Se state aiutando una vecchietta a scegliere un libro per il nipotino di 55 anni, cercate di non stordirla con "God is a DJ" dei Faithless sparato a volume degno di un rave party: la signora potrebbe sorprendervi, mettendosi a ballare e chiedendovi una pasta o, in alternativa, facendosi venire un imbarazzante ictus nel vostro negozio.
- In presenza di un cliente, qualsiasi cliente, non è di buon gusto cantare tutta "Bohemian Rhapsody", coro e falsetti compresi, magari scuotendo la testa a ritmo con la musica. Certo, se si è con Plexiglass, la tentazione potrebbe essere troppo forte e trascendere ogni vostro controllo: come canta lei la parte centrale, nessuno...
Oppure potete godervi tutte le scorrettezze sopra elencate, ma proprio tutte, ghignando sotto i baffi e cercando di memorizzare le facce di volta in volta scandalizzate, irritate, sorprese, stupefatte dei vostri intolleranti clienti... Naturalmente, per esperienza personale, consiglio quest'ultima soluzione.

