domenica, 18 dicembre 2005

"Di un'esecuzione mancata"

 

 

 

Oggi è domenica, ma non una domenica qualsiasi: è la domenica prima di Natale, periodo di fuoco per chi ha un negozio e noi non possiamo fare a meno di lavorare ogni porco giorno fino alla vigilia, ma non per questo siamo obbligati ad essere più buoni, anzi… Stamattina me ne stavo al bancone in attesa del primo cliente da servire e poi eliminare, quando, contro tutte le aspettative, sei entrata tu. Ma come, oggi è domenica, che ci fai qui? Ah, non sopportavi l’idea di stare a casa ma nemmeno l’idea di stare in giro, non sopportavi il silenzio della tua cameretta ma nemmeno il caos del centro e così hai pensato di fare un salto a salutarci. Che fortuna sfacciata, benvenuta ci mancavi! Ti osservo. Hai il potere di annichilirmi. E mi rendo conto di una cosa, una cosa tremenda che pensavo non potesse capitarmi: ho dei punti deboli, come tutti, ma quello più frustrante sei tu.

Sei un appuntamento fisso e, allo stesso tempo, imprevedibile. Ti diverti a destabilizzare il mio equilibrio già di per sé precario. In tutti questi anni, una sola certezza: il sabato mattina è tuo, il momento in cui puoi entrare, lamentarti del vicino del piano di sopra che compra le ciabatte rumorose di proposito per farti impazzire (ma, diciamocelo, pazza lo sei già); di tua madre che si permette di cucinare il pollo all’ora di pranzo (la povera ti ha preso un appartamento per conto tuo con la speranza che tu ti tolga dai piedi, ma sei tornata a casa da lei, come un boomerang sulla sua testa); dei vicini di lato che, fortunati loro, scopano e ti irritano con i loro ansimi, gemiti e urla di goduria, sempre beati loro. Per quanto riguarda l’ultimo tuo problema, ma forse anche per gli altri mille che ti affliggono, io avrei un’idea: perché non farsi sbattere da una mandria di uomini vogliosi, affinché la tua isteria venga un minimo placata? Lo so, lo so, sono una donna e non dovrei parlare in termini così maschilisti, ma davvero, non sopporto più la tua voce stridula, il tuo sguardo alienato, il tuo fare da chi vive perennemente sull’orlo di una crisi di nervi e farei qualsiasi cosa per liberarmi di te. Ma oggi, guardandoti e ascoltando i tuoi deliri accompagnati da manie di persecuzione, non posso fare a meno di provare pena per te: sei giovane, bella, intelligente e, forse, hai anche altre caratteristiche nascoste, eppure sei così sola e instabile. Dopo tanti anni mi accorgo che in fondo mi sono affezionata a te e vorrei poterti aiutare.

Vieni, vieni con me: ti accompagno dal mio pusher di fiducia. Ti compri tante di quelle stronzate che dieci euri per una bella canna saranno ben spesi. E vedrai, il mondo ti sorriderà, i tuoi vicini saranno divertenti e non più molesti, ritroverai la tua pace interiore. Ed io ritroverò la tranquillità nei miei sabato mattina e nelle mie domeniche lavorative.

Esecuzione curata da: Plexiglass alle ore 18:13 | Permalink | commenti (3)
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domenica, 11 dicembre 2005

.            Fuori Tema           .

Esecuzione curata da: Blendung alle ore 17:19 | Permalink | commenti (1)
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giovedì, 08 dicembre 2005

"Asimov o Gaiman?"

8804523417, 5 copie, ancora si vende 'sta porcheria.
8804531673, 3 copie, e figurarsi se mancava il suo gemello.
8804548665, 6 copie, ommiodio, questo no.
Salve
8804548584, 4 copie, be', si ragiona un po' di più.
Apperò, quanto è alta questa? Una pertica... No, non è esatto, è decisamente più bellina di una pertica, decisamente meno piatta di una pertica. Gentile, anche, ha salutato con cortesia.
8845919862, 2 copie, questo non lo venderemo mai, purtroppo.
Ed ha anche un bel faccino, molto bello, adesso che lo guardo di sottecchi fingendo di scrutare la vetrina. Mica posso passare per il solito porco che luma le clienti. Certo che se la cliente ha un fisico perfetto, lungo un metro e ottantacinque, su cui è innestata una faccia come questa... Eh, sì, proprio una bella faccia: bella bocca disegnata con piega provocatoria, occhi da predatrice ma allo stesso tempo ironici, naso regolare ma non lezioso, zigomi alti e ben segnati. Ma ha degli occhi proprio bellini, e cavolo se li sa usare: ci scommetto che ne scioglie sette in un colpo con uno sguardo, quando vuole. Mi dichiaro pronto a venire liquefatto.
Prego, gira pure. No, non sto chiudendo, tranquilla.
E no che non chiudo, per una volta che entra qualcuno al di sopra del livello Pateticamente Sfigato o Tristemente Squallido...
Ecco: ha anche una voce meravigliosa. Profonda, senza essere esagerata, in cui torna la sfumatura di ironica provocazione che già le brilla negli occhi. E poi un vago accento, no, neanche un accento, un' inflessione straniera, forse anglosassone, che vela piacevolmente le sue frasi, colloquiali ma ben costruite. Mi coglie un dubbio: possibile che oltre ad essere innegabilmente fighissima, possa anche essere intelligente? Forza, piccolo Blendung, asciugati le bave, riavvolgi la lingua e torna ad inventariare titoli.
8804511974, 2 copie, e sono già anche troppe.
8879070045, 12 copie, quando ho fatto l'ordine dovevo essere ubriaco, però sembra interessante.
Se proprio devo trovare un difetto a 'sta dea, che si aggira panterosa fra gli scaffali della mia libreria, allora sono i vestiti. Sembra che si sia rotolata nel Vinavil per poi tuffarsi a capofitto nell'armadio. Stop, meglio evitare di pensare alla dea che si rotola da qualche parte. Mmmhhh, tutta cosparsa di colla vinilica... I librai hanno gli ormoni di carta, ma sotto pagine e pagine di cinismo hanno ancora un barlume di vita, credo. E poi, chi se ne frega se è vestita come una profuga cecena: quando hai una coscia affusolata e nervosa, lunga un metro, puoi metterci sopra anche lo scottex con gli orsacchiotti.
No.. cioè sì (ecco, mi ha confuso, certo che non riesco a concentrarmi se continua a solleticarmi il testosterone con la sua voce di velluto!),
nel senso che ci sono altri titoli in lingua anche all'altro piano. Certo che puoi andare a vedere...
Può fare tutto ciò che vuole, per me, anche mettersi a correre nuda per la libreria, come una ninfa impazzita. Io mi offro volontario a fare il satiro inseguitore. Mi ha lasciato qua i libri, vediamo cosa legge... Sarà di certo un florilegio di idiozie pseudo-alternative o fetenzie da intrattenimento. Legge in lingua... Vabbe', probabilmente è inglese di origine...
Dick
Irving
Ellis
Gibson
Gaiman
Cazzarola: legge, tanto e bene. Non ha sbagliato un autore. Riepiloghiamo: corpo da sbavamento, faccia da maliarda, voce da tempesta ormonale, probabilmente simpatica, probabilmente intelligente, cortese, ottimi gusti. Bene, dev'essere uno scherzo di Plexiglass. Avrà reclutato una modella, le avrà cacciato in mano una lista di libri, fatto fumare 30 sigarette per arrochire la voce e poi l'ha mandata a turbare la mia letargica serata. Eccola che elegante riemerge con altri libri in mano. Confermo: un capolavoro della natura. Piccolo, mi fa sentire piccolo: fisicamente - non sono abituato a ragazze più alte di me - ma anche esistenzialmente: chissà che rutilante vita personale ha, viaggi intercontinentali e burrascose esperienze vagamente boheme.
E adesso che ha? Palleggia Gaiman e Asimov, evidentemente incerta. Vai, Blendung, è il tuo momento: voce da fumatore incallito alla Bogart, atteggiamento complice e competente, esibizione di enciclopedica conoscenza della letteratura.
Asimov è ormai un classico, ma Gaiman ha delle genialità certo più nuove, senza contare che è un incrocio non solo di generi ma anche di forme letterarie diverse, visto che nasce come fumettista.
Complimenti, Blendung, che pomposa stronzata! Non ci posso credere d'avere partorito una castroneria del genere, ma l'ho fatto. Devo farmene una colpa? No, ho una giustificazione: DomineIddio non può tenermi all'inferno 364 giorni all'anno, costringendomi a servire inquietanti esemplari umani, per poi fulminarmi con un'apparizione di razza angelica!
Bene, allora prendi Gaiman. E anche gli altri.
Adesso è troppo: non solo spende soldi nel mio negozio, contribuendo al mio benessere, ma segue anche i miei consigli. E pensare che quella racchiona di oggi pomeriggio mi ha fatto parlare di 72 libri per poi comprare Coelho! E invece lei mi sta a sentire, si fida. Incredibile. Lo so, si è innamorata di me.
Ti serve una borsa? Lo scontrino è dentro... Ciao.
Ecco, è uscita, mi ha lasciato, senza un bacio o una lacrima: che brevissimo flirt è stato, brevissimo e decisamente unilaterale. Forse dovevo farle lo sconto... Ma non esageriamo: sarò anche accalorato come un barboncino, ma gli euri sono euri, che diamine!
Come dice, signora? No, non so chi fosse. Un'attrice televisiva? Ah, si chiama J.A.?
Eh, sì, Google conferma l'identificazione e non solo quello: in guepiere sta ancora meglio che in jeans. Mi sento un'espressione da porco scolpita sul volto. Vade retro, Satana tentatore! Google conferma anche la professione: ognuno ha le proprie tare, lei recita negli sceneggiati, avrà questa perversione, o forse la vita crudele l'ha costretta a questo, lei che vorrebbe recitare solo Canetti per Nekrosius.
Sì, signora, la Clerici ha fatto uscire il secondo volume di Oggi cucino io. Certo, se salta in alto riesce a vederne alcune copie sullo scaffale più in basso. Certo che lei è davvero nana, sa? Faccia quello che vuole, si arrangi: io devo sospirare sulle "belle passanti che non sono riuscito a trattenere".

(NdR: questo post contiene momenti di bestiale degradazione personale, nonchè atteggiamenti sessisti di oggettivazione della persona femminile. E' innegabile, ma chi se ne frega? Capita anche a me, ogni tanto.)

Esecuzione curata da: Blendung alle ore 10:37 | Permalink | commenti
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lunedì, 05 dicembre 2005

"Posso vedere quel libro in vetrina?"

Sei simpatico con quel tuo faccino buffo, quei riccioli biondi, quell'espressione da "Te ne combino di tutti i colori tanto con 'sta faccia mi perdonerai tutto", ma non oggi. La prima volta ho sorriso; la seconda ho alzato gli occhi al cielo reprimendo un gesto di stizza; la terza è successo ciò che prima o poi doveva succedere. Perché, vedi, non puoi abusare della mia professionale pazienza, della mia cordialità, della mia disponibilità verso di te. Non puoi credere, soprattutto, che mi piaccia fare free-climbing sulle mensole della vetrina, sapendo da sempre che qualsiasi cosa io ti procaccerò col sudore della fronte verrà da te esaminato, scrutato e respinto al mittente con un sorriso. Ti piace sempre tutto, sei prodigo di elogi per la scelta di titoli, hai un formidabile intuito per l'ultima copia, arroccata nell'angolo più estremo della vetrina. Hai una marea di doti, ma un cazzo di euro non ce l'hai mai.

Mi chiedi quel titolo, io spalanco le bocche della vetrina e comincio a strisciare sul piano: la vedo, potrei quasi toccarla, ma è ancora al di fuori della mia portata. Continuo a strisciare, come Rambo nelle paludi del Viet-nam, poi inizio ad arrampicarmi, assumendo posizioni di un'equivocità degna del kamasutra illustrato: una folla di pervertiti si assiepa, sbavando sul vetro e lumando vogliosi i miei piedi. Bene, ce l'ho, adesso te lo porto, 'sto maledetto libro.

Te lo consegno, tu lo guardi, mi guardi, lo sfogli, io osservo, tu guardi, lo volti, vedi il prezzo. No, fermo, non è quello, è a metà prezzo, costa solo uneuroetrentotto, ce li avrai, no? No. Non ce li hai. Mi sorridi rendendomi il libro e promettendo di tornare. Mi chiedi un altro libro. Pure quello in vetrina: ultima copia. Sospiro e riprendo la mia ginnastica. La scena si ripete, con la differenza che questo costa dueecinquanta: non ne avevi uno, figurati due, dovrai fare un leasing... Mentre fatico continui a chiedere scusa alla mia schiena, mentre io sono spalmata faccia avanti in vetrina.

Adesso basta.

Al terzo titolo che mi chiedi, dichiaro di non riuscire a prenderlo e ti chiedo di pensarci tu, con fare da vecchia amica: siamo una famiglia, vieni qui tutti i giorni, dammi una mano. Ti allunghi in vetrina. Sei alto e non devi entrarci come sono costretta a fare io: le luci di Natale ti circondano il capo come un'aureola. Ti spingo dentro e chiudo gli sportelli, voglio che la tua esecuzione sia pubblica. Mentre tu sorridi angelico, io strappo le lucine intermittenti con una mano. Oh, che peccato, si sono rovinate e un groviglio di fili elettrici spunta da esse. Sorrido, mentre ti passo la matassa vibrante di elettricità. Ti divertirai: il timer cambia la frequenza della scossa, facendoti danzare a ritmi diversi, ora più veloce, ora più lento, a volte in un progressivo crescendo. Saremo contenti in due: tu raggiungerai gli angioletti a cui tanto assomigli, io avrò la vetrina di Natale più originale della città. Però: mica riusciresti a cantare "Tu scendi dalle stelle" mentre io ti completo l'elettroshock?

Esecuzione curata da: Plexiglass alle ore 14:14 | Permalink | commenti
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